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Investire nel P2P tramite i nuovi fondi specializzati

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Cosa succede quando un singolo investitore vuole "prestare" 100 milioni di euro attraverso una piattaforma?

In principio era il Peer-to-Peer Lending (Mario che presta a Giovanni), ma nell'era dei tassi negativi e con la conseguente fame di rendimenti da parte di investitori istituzionali, le piattaforme di P2P Lending si sono trasformate in Marketplaces (MPLs). Gli MPLs non sono altro che Borse Valori per i prestiti. Come avviene appunto nelle Borse, la maggior parte dei volumi sono assorbiti dagli investitori istituzionali. Dagli ultimi dati a nostra disposizione, negli Stati Uniti più dell'80% dei loans che si affacciano sulle piattaforme vengono finanziati da “institutional investors”!

In uno scenario come quello descritto la competizione per finanziare i prestiti “buoni” si sta intensificando. Fondi di credito specializzati e simil-ETFs (Exchange-Traded Funds) sono nati - e continuano a nascere - per consentire ai piccoli prestatori di proseguire ad investire sui maggiori Marketplaces. Ricalcando ciò che già esiste per i fondi azioniari ed obbligazionari, la dicotomia tra questi tipi di operatori è fra fondi ATTIVI e fondi PASSIVI (ETFs).

Fondi “Attivi”
In Europa oggi esistono almeno tre “Marketplace Lending Investment Trust” quotati sulla borsa di Londra: P2P Global Investments (P2PGI), Victory Park Capital Specialty Lending Investments e Ranger Direct Lending.
P2PGI, il primo ed il più grande fra quelli citati, applica ai propri clienti una Management Fee annuale dell’1%, in più trattiene per sé il 15% dei ritorni generati ogni 12 mesi (gli altri veicoli citati offrono un simile profilo commissionale ai propri investitori). I costi citati rappresentano la remunerazione del lavoro dei gestori di questi fondi: la ricerca “attiva” di prestiti che generino ritorni superiori a quelli ottenibili investendo “passivamente” su di un paniere di loans originati da una piattaforma.

Fondi “Passivi”
Sul finire dello scorso anno Funding Circle, seguendo le orme di Lending Club, ha lanciato il “suo” SME Income Fund, raccogliendo 150 milioni di sterline attraverso la quotazione sulla borsa di Londra. Ma cosa vuol dire “suo”? Vuol dire che tutti gli assets raccolti possono essere investiti solamente in prestiti originati dalla stessa Funding Circle (un vero e proprio Feeder Fund come lo chiamano gli anglosassoni).
Il fondo, sia per il suo profilo commissionale che per la sua strategia d’investimento passiva, ricorda a tutti gli effetti un ETF. Il veicolo infatti permette ai propri clienti, attraverso un meccanismo di allocazione randomica, di poter investire in un paniere diversificato di prestiti alle PMI del Regno Unito. La struttura commissionale prevede 0% Management Fee e 0% Performance Fee.

Considerazioni
Non possiamo fare a meno di notare che, all’interno di questa nuova classe d’investimento, la competizione di prezzo è arrivata MOLTO prima che in altre.

Vale la pena inoltre soffermarsi sul concetto di “allocazione randomica”: se i Marketplaces decidessero che l’unica metodologia d’investimento consentita fosse quella casuale (ovviamente entro determinati profili di rischio scelti sempre e comunque dal cliente) verrebbero meno automaticamente le condizioni che giustificano una gestione “attiva” e le sue relative commissioni.

La creazione di un fondo comune chiuso, direttamente legato al Marketplace, crediamo possa diventare la norma per le grandi piattaforme (Lending Club, Funding Circle, ...). MA il costo di mantenimento di un veicolo quotato potrebbe rendere impossibile per i piccoli operatori del P2P Lending dare vita ad un fondo dedicato.

Altro segnale che supporta la tesi che anche in questo settore vale quello che spesso accade nel mondo del web: "winners take all"! 


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