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Il punto dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano

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Nei giorni scorsi è stato presentato dal Politecnico di Milano il 2° Report italiano sul crowdinvesting, che descrive una situazione di vivace crescita del P2P lending in Italia. Il report è scaricabile qui.
Abbiamo intervistato Alessandro Cimino e Marco Filella, giovani laureandi del Politecnico che fanno parte del gruppo di lavoro dell’Osservatorio. 

Quali sono gli obiettivi dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano?
L’Osservatorio del Politecnico di Milano studia quel sottoinsieme del crowdfunding denominato crowdinvesting, che permette a investitori istituzionali, professionali o a singole persone fisiche di aderire tramite una piattaforma Internet alla raccolta delle risorse per progetti imprenditoriali, in cambio di una remunerazione del capitale. L’obiettivo principale è volto ad analizzare il legame tra finanza e sviluppo, partendo dalla consapevolezza di come l’accesso al capitale sia vincolante per tutti quei soggetti che intendono investire. Nonostante i segnali di potenzialità e di crescita dei volumi mostrati dal mercato nell’ultimo anno, il crowdinvesting risulta essere ancora un fenomeno elitario; l’identificazione di possibili fattori di crescita, le dinamiche attese del settore e l’analisi delle policy che hanno consentito lo sviluppo di questa industria in Italia rappresentano le sfide perseguite dall’Osservatorio al fine di analizzare ed interpretare l’impatto che questa modalità di raccolta del capitale può determinare all’interno del sistema economico e a livello di singola impresa. 

Il Report si focalizza su tre sottosettori: l’equity crowdfunding, dove l’investimento avviene tramite la sottoscrizione di capitale di rischio a tutti gli effetti, il lending crowdfunding, dove l’investimento avviene con la sottoscrizione di capitale a titolo di prestito, e l’invoice trading, che consiste nella cessione di una fattura commerciale tramite un portale online per supportare le esigenze legate al capitale circolante.

Quali sono i principali risultati che emergono dal 2 Report presentato nei giorni scorsi rispetto ai numeri dell’industria?
Quasi inesistente nel 2012, il crowdinvesting ha determinato nel 2016 la raccolta di risorse per importi non più trascurabili a livello globale. Per quanto riguarda l’Italia, le piattaforme di crowdinvesting solo negli ultimi 12 mesi hanno raccolto risorse per un ammontare di € 138,6 milioni, che ha portato il valore totale di mercato finora originato a € 189,2 milioni.

Relativamente all’equity crowdfunding, si è assistito ad una sorta di consolidamento del mercato, con alcune piattaforme che hanno rinunciato all’autorizzazione. Le campagne totali presentate fino al 30 giugno 2017 risultano essere 109. La piattaforma leader in questo senso risulta essere StarsUp con 24 progetti, seguita da Crowdfundme e Mamacrowd, con 19 e 12 campagne rispettivamente. In totale, sono stati raccolti fino al 30 giugno 2017 € 12,4 milioni, con un incremento complessivo del 123% rispetto a quanto investito fino ad un anno fa. Secondo le stime dell’Osservatorio, nei prossimi 12 mesi il totale cumulato potrebbe arrivare ad un cifra tra i € 20 e i € 25 milioni.

Per ciò che concerne il lending crowdfunding, in Italia esistono ad oggi nove piattaforme autorizzate, sei delle quali si rivolgono a persone fisiche (segmento consumer) mentre tre si rivolgono direttamente alle aziende (segmento business). Negli ultimi 12 mesi sono stati raccolti € 56,6 milioni, pari al 64% del totale raccolto finora (€ 88,3 milioni). Risulta interessante sottolineare come esistano due principali modelli di business per quanto riguarda il lending crowdfunding: il modello che chiamiamo ‘diffuso’, che prevede un ruolo attivo del portale sia nella selezione delle richiesto di credito sia nell’allocazione del capitale investito, e il modello ‘diretto’, che consente all’investitore di visualizzare in maniera trasparente l’identità del richiedente e di scegliere a chi effettivamente prestare denaro, valutando il rapporto rischio-tasso di interesse promesso. 

Per quanto riguarda l’invoice trading, i portali dedicati sono passati da 1 a 5, per un totale raccolto pari a € 88,5 milioni, 8 volte quelli cumulati durante l’anno precedente. Questo comparto è, per natura, il meno ‘crowd’ del crowdinvesting, visto che i tagli di investimento sono determinati dalle singole fatture e quindi risultano abbastanza elevati e che manca la dimensione collettiva di investimento poiché ogni fattura corrisponde tipicamente un singolo investitore. Nonostante queste considerazioni e la crescita esponenziale degli ultimi mesi, l’Osservatorio ritiene che esista ancora spazio per una ulteriore significativa espansione.

Quali sono state le principali evoluzioni negli ultimi 12 mesi delle piattaforme P2P lending?
Il settore ha registrato una crescita sensibile, grazie soprattutto ai progressi del segmento business e all’entrata di due operatori francesi nel mercato, che hanno portato una ‘dote’ significativa in termini di risorse finanziarie. Il settore conta ad oggi nove piattaforme attive: Prestiamoci, Smartika, Soisy, MotusQuo, BLender, Younited Credit, BorsadelCredito, Lendix e Prestacap. Le prime sei (2/3 degli operatori) si rivolgono a persone fisiche (segmento consumer), mentre le ultime tre fanno parte del segmento business, rivolgendosi direttamente alle imprese. La piattaforma che ha erogato più prestiti è Younited Credit, con € 37,3 milioni erogati nell’ultimo anno, che portano il totale storico a quasi € 39,7 milioni, seguita da Smartika, BorsadelCredito e Prestiamoci. Il numero totale di finanziamenti erogati attraverso le piattaforme risulta essere pari a quasi 11.800, mentre il numero di prestatori sfiora le 10.000 unità; in questo ambito, è Smartika a primeggiare, con 5.813 prestatori attivi, seguita da BorsadelCredito e Prestiamoci (rispettivamente, 2.841 e 824 prestatori attivi). Alcune piattaforme prevedono un fondo di riserva da cui prelevare in caso di insolvenza da parte dei creditori, alimentato da un contributo richiesto alternativamente ai prestatori o ai finanziati.

Per quanto riguarda le piattaforme consumer, è interessante notare che l’età media dei soggetti finanziati varia tra i 42 e i 46,2 anni, mentre per il mercato generale del credito si parla di 47 anni. Inoltre, il 71% dei soggetti finanziati risulta essere di sesso maschile, mentre il 29% è di sesso femminile. Il dato è allineato con le statistiche relative al mercato italiano del credito al consumo, dove la percentuale di uomini si aggira intorno al 74% e quelle delle donne intorno al 26%.

Un'altra tematica di notevole interesse riguarda le motivazioni della richiesta di erogazione per le persone fisiche, che risultano essere molto eterogenee, anche se risulta possibile evidenziare e delineare delle categorie: infatti, per il 21,3% viene chiesto un finanziamento per l’acquisto di un veicolo nuovo o usato, mentre nel 13% dei casi la richiesta riguarda il consolidamento di un debito e nel 12,6% dei casi la ristrutturazione della casa. La motivazione principale risulta comunque essere legata ad esigenze generali di liquidità  (26,7%).

Volgendo l’attenzione ai prestatori, l’età media risulta essere di 46 anni, in linea con quella dei soggetti finanziati, e risultano essere per la stragrande maggioranza di sesso maschile (90%).

Quali saranno le principali questioni da affrontare nei prossimi mesi?
Mantenendo il focus unicamente sul lending crowdfunding, l’argomento di discussione principale sarà molto probabilmente la richiesta di riformare il meccanismo di tassazione dei proventi, al momento penalizzante. Gli interessi riscossi oggi devono essere riportati all’interno della dichiarazione dei redditi e vengono tassati all’aliquota marginale del prestatore (che può arrivare oltre il 40% per i contribuenti più facoltosi). Inoltre, le perdite sui crediti diventati inesigibili non sono fiscalmente deducibili. Risulta dunque auspicabile una modifica e una omologazione dei proventi a tutti gli altri investimenti di natura finanziaria, oggi tassata con un’aliquota alla fonte pari al 26%. Sarebbe auspicabile una concessione di agevolazioni come accade in mercati esteri, magari utilizzando lo strumento dei Piani Individuali di Risparmio (PIR), soprattutto per i prestiti veicolati alle PMI. Un ulteriore argomento di discussione potrebbe essere legato alla identificazione di driver volti ad attrarre nuovi investitori e al ruolo degli investitori istituzionali all’interno delle diverse piattaforme. Le principali sfide per le piattaforme riguardano la capacità di stimare correttamente il merito creditizio, con l’obiettivo di minimizzare il rischi di insolvenza, la capacità di essere rapidi nelle risposte verso i richiedenti e la copertura di quelle fasce del mercato che attualmente hanno uno scarso accesso al circuito bancario. Nel report auspichiamo anche una maggiore trasparenza e uniformità delle informazioni relative ai prestiti incagliati o insolventi, per proteggere al meglio gli investitori.

Quali sono gli sviluppi previsti del mercato?
Considerando il numero limitato di piattaforme operanti attualmente in Italia e l’avvento solo recente di operatori esteri, è auspicabile pensare che questo comparto abbia margini di crescita e potenzialità significativi, anche considerando le possibili modifiche in termini di tassazione, che renderebbero questo tipo di investimenti più appetibili rispetto alla situazione attuale. Inoltre, non va dimenticato come questo tipo di investimento sia, per propria natura, meno rischioso rispetto all’equity crowdfunding, e potrebbe essere visto più perseguibile per quegli investitori con una scarsa conoscenza in materia.


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