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Alternative Finance in Europa: Italia tra i vagoni di coda... Cosa manca per colmare il gap?

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L’Italia rimane tra i vagoni di coda nello sviluppo della finanza alternativa online in Europa: lo dice l’ultimo report della University of Cambridge – “Sustaining Momentum” - pubblicato la scorsa settimana (lo trovate qui nella nostra sezione P2P-Library).

Il documento – 84 pagine di tabelle e commenti preparati in partnership con KPMG e il gruppo CME – conferma la crescita complessiva della finanza alternativa online, che include il l’Equity Crowdfunding, il Peer-to-Peer Lending e altre forme più di nicchia come il Reward Based Crowdfunding.

Nel 2015 i volumi complessivi di tutte queste forme di finanziamento – di cui il P2P/Marketplace Lending è di gran lunga la più importante hanno sorpassato per la prima volta i 5 miliardi di euro. Escludendo il Regno Unito – che fa ancora chiaramente la parte del leone – si è sorpassata per la prima volta la soglia del miliardo di euro.

Il rapporto usa toni realistici, evidenziando come il settore debba ancora completare la trasformazione da start up a canale di finanziamento sostenibile all’interno dell’ecosistema dei servizi finanziari in Europa.

I principali rischi identificati sono, in ordine di importanza: aumento significativo dei default per i prestiti originate dalle piattaforme, possibili attività fraudolente, fallimento di alcune piattaforme. Anche una regolamentazione adeguata ma non eccessivamente penalizzante per il settore rappresenta un potenziale fattore di rischio in alcuni paesi.

Consigliamo vivamente la lettura a chiunque – per vari motivi – sia interessato ad una fotografia aggiornata della finanza alternativa in Europa.

Abbiamo selezionato alcuni dati riguardanti l’Italia...

P2PLendingItalia ha selezionato – all’interno dei numerosi grafici, tabelle e commenti – quelli a nostro giudizio più interessanti dal punto di vista del P2P/Markeplace Lending Italiano. Vediamoli insieme...

1) I volumi Italiani rappresentano circa lo 0.6% del totale europeo...

I dati raccolti da 367 piattaforme (di cui 94 nel Regno Unito) operanti in 32 paesi mostrano una crescita complessiva annua dei volumi a 5,43 miliardi di euro, pari a +92%. Escludendo il Regno Unito i volumi complessivi sono cresciuti del 72% a 1,02 miliardi di euro. Il dato relativo al nostro paese mostra un volume complessivo di 32 milioni di euro, di cui 14,9 milioni relativi ai modelli di “prestito” (individui, imprese, sconto fatture) e 17,1 milioni relativi ad altri segmenti del crowdfunding (“reward based”, “equity based”, “donation based”).

Figura 1 – Volumi Finanza Alternativa Figura 1 – Volumi Finanza Alternativa

Figura 2 - Volumi Finanza Alternativa in Italia Figura 2 - Volumi Finanza Alternativa in Italia

Fatto 100 il totale Europeo incluso il Regno Unito l’Italia ha rappresentato lo 0,6%. Ancora una volta si conferma la validità del teorema della “macchina del tempo” tanto caro a P2PLendingItalia. In un industria di fatto senza confine a livello globale l’Italia è indietro di qualche anno nella “macchina del tempo” relativa allo sviluppo della finanza alternativa. Il futuro lo possiamo leggere guardando a paesi come il Regno Unito.

2) I volumi complessivi Italiani sono pari a quelli dell’Estonia e un decimo della Francia...

A ulteriore conferma di quanto sopra, a livello di volumi originati per singolo paese l’Italia si piazza alll’ottavo posto – appaiata all’Estonia – e preceduta non solo dalle altre quattro principali economie europee ma anche da Olanda, Finlandia e Belgio. I volumi Italiani sono la metà di quelli Finlandesi, un decimo di quelli Francesi, meno di un centesimo di quelli del Regno Unito...

Figura 3 - Volumi Finanza Alternativa per Paese nel 2015 Figura 3 - Volumi Finanza Alternativa per Paese nel 2015

3) Il dato sui volumi pro capite è il più significativo in assoluto per dare un idea del gap da colmare...

Ancora più significativo il confronto basato sui volumi originati pro capite. In questo caso L’Italia non è neanche tra i primi 18 paesi rappresentati nel grafico all’interno del rapporto. Gli 0.52 euro pro capite di volumi Italiani si confrontano – sempre per restare nell’ambito delle principali economie continentali – con 1,08 per la Spagna, 3,05 per la Germania, 4,76 per la Francia, 65,88 per il Regno Unito.

Figura 4 - Volumi Finanza Alternativa Pro Capite nel 2015 (€) Figura 4 - Volumi Finanza Alternativa Pro Capite nel 2015 (€)

Il bicchiere è sempre “mezzo pieno” ma per liberare il potenziale serve il coinvolgimento degli investitori istituzionali...

Abbiamo scritto più volte in passato come il potenziale Italiano sia tra i più interessanti in Europa. I dati finora raccolti mensilmente e da noi regolarmente commentati nel 2016 sembrano dimostrarlo, con l’Italia che – anche grazie alla crescita del numero di piattaforme – mostra una significativa accelerazione nella crescita nei volumi.

Tuttavia il rapporto Cambridge evidenzia anche – indirettamente – come parte del gap Italiano sia legato alla pressoché totale mancanza, almeno finora, di investitori istituzionali come acquirenti dei prestiti originati dalle piattaforme. Questo accade mentre a livello Europeo nel 2015 il 44% del finanziamento in Europa è stato realizzato con – definizione testuale del rapporto – “un certo livello di funding istituzionale”.

Crediamo che per liberare in pieno il potenziale e colmare il gap con il resto d’Europa sia essenziale riuscire a coinvolgere anche da noi gli investitori istituzionali a partecipare – NON tanto nel capitale sociale delle piattaforme – ma come investitori continuativi e sistematici nei prestiti da queste originate. È uno dei motivi per cui è nata la nostra piattaforma...


Fonti: University of Cambridge & KPMG, P2PLendingItalia.com


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