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Il P2P Lending e i Media: ragioniamo con la nostra testa!

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Negli ultimi mesi, dopo le clamorose dimissioni del CEO di Lending Club, sono apparsi sulle principali testate economiche americane ed europee una serie di articoli molto critici sulle piattaforme - e più in generale - sul modello di business del P2P/Marketplace Lending.

Sebbene da un lato i giornalisti in questione abbiano il merito di portare alla luce tematiche ed interrogativi a cui la comunità economico-finanziaria ed i regolatori dovranno rispondere nei prossimi mesi/anni, spesso traggono conclusioni a nostro modo di vedere – quanto meno affrettate riguardo appunto al modello di business tipico di questa nuova industria. 

In altre parole, non è cosi immediato e semplice passare dal particolare al generale: l’inferenza, anche per gli statistici più brillanti, rimane un’arte piuttosto che una scienza.

Prendiamo spunto da questo recente articolo di critica pubblicato da Bloomberg-Businessweek qualche giorno fa per condividere con voi alcune riflessioni.

Le debolezze del modello

Di sicuro la principale debolezza e possibile fonte di problemi per la stragrande maggioranza delle piattaforme di P2P è la mancanza di quello che il leggendario investitore americano Warren Buffett per primo chiamò skin in the game; nel nostro caso  si intende un interesse economico DIRETTO sui prestiti originati dalle stesse. Secondo questo principio se il richiedente non dovesse restituire la somma ricevuta, a perdere non sarà SOLO l’investitore/prestatore ma ANCHE la piattaforma, come co-prestatrice in quota parte. 

Oggi, per la maggior parte dei marketplaces operanti, manca questo tipo d’interesse economico DIRETTO (enfasi su “diretto”, quello “IN-diretto” esiste ed è la reputazione). Le piattaforme infatti hanno un chiaro incentivo ad originare più prestiti possibile perchè per ogni euro intermediato vengono  generate commissioni  - a prescindere dal fatto che il prestatore venga poi ripagato.

Questo è sicuramente un tema importante e delicato. Il potenziale conflitto di interesse non è completamente eliminabile, ma mitigabile tramite una regolamentazione ad hoc o tramite l’affermarsi di modelli di business che prevedano che una frazione di quanto la piattaforma origina rimanga sempre sui suoi libri contabili.

Qual è il pericolo? Il rischio è che il forte incentivo economico per le piattaforme ad  originare più prestiti possibile comporti gradualmente un accumulo di volumi erogati a richiedenti non propio meritevoli... “alla faccia” della superiorità tecnologica dei rigorosi e sofisticati algoritmi di selezione del credito.

[Nel caso voleste scendere nel merito tecnico della questione sollevata all’interno del reportage di BusinessWeek – ovvero “Lending Club e i repeat borrowers”  (richiedenti con più di un prestito in essere) –  e voleste “sentire un’altra campana” vi consigliamo vivamente di leggere due brevi articoli di risposta pubblicati da Lend Academy e LendingRobot.]

"Crescere, crescere, crescere!"

Occorre aggiungere che nel mondo del credito non sempre - anzi quasi mai - una forte crescita va pari passu  con la qualità dei volumi erogati. Al contrario, esiste il rischio concreto che diverse piattaforme più "anziane" abbiano già accumulato un bel po’ di antiselezione e cattivi prestiti per rispondere all’urgenza di crescere ad ogni costo. È giusto evidenziarlo con articoli volti a stimolare il dibatitto fra gli addetti ai lavori e il regolatore. Ma che l’esistenza di questo rischio porti a decretare la morte del modello del P2P/Marketplace Lending ci sembra, ancora una volta, quanto meno affrettato. 

Non bisogna confondere gli illeciti con i modelli di business

Le altre debolezze evidenziate dai media economici, onestamente ci sembrano più malpractices, ovvero illeciti/negligenze, piuttosto che crepe nel modello di business. Management, amici e parenti che inflazionano i volumi facendosi prestatre soldi per poi restituirli velocemente rappresentano infatti pratiche disoneste, già note e già punite, in ogni caso comunque risolvibili. 

E, ci permettiamo di aggiungere, sebbene non debba essere una gara a “chi è il meno peggio...”, che queste pratiche se confrontate con i prestiti, quelli sì scandalosi e MAI restituiti, a tanti membri del CdA & amici & parenti in tanti istituti bancari, risultano decisamente meno gravi.

La trasparenza è il vero vantaggio del P2P Lending

Infine, il semplice fatto che l'analista/giornalista dell'articolo in questione abbia potuto fare il tipo di studio che lo ha condotto alle sue conclusioni evidenzia a nostro giudizio la principale forza e vantaggio del P2P/Marketplace Lending: la trasparenza. 

Grazie alla disponiblità e alla profondità dei dati riguardanti ogni singolo prestito erogato, i criteri dell'originazione delle piattaforme possono essere testati (backtested come direbbero gli anglosassoni) per vedere se sono stati rispettati nella sostanza.

Anche in questo caso, il confronto con il sistema bancario, dove non si riescono neanche a quantificare i prestiti erogati "male" (...e poi: male in buona o cattiva fede?), appare impietoso.

Immaginate cosa vorrebbe dire per una banca “aprire” ai propri investitori e correntisti il proprio attivo patrimoniale linea per linea...

Il modello del P2P/Marketplace Lending non è dunque a rischio. Sono e saranno a rischio le piattaforme che non rispettano ciò che promettono: e questa è una fortuna perché sarà possibile accorgersene più facilmente e più velocemente rispetto agli antenati bancari.


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