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Le prime raffiche della “tempesta perfetta” per il P2P spazzano gli Stati Uniti

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La tempesta che si sta scatenando sul P2P a seguito delle clamorose dimissioni di Renaud Laplanche, il CEO di Lending Club, è in pieno svolgimento. Le prime raffiche hanno soffiato questa settimana negli Stati Uniti (US), con vari articoli di stampa (Financial Times, Wall Street Journal, Bloomberg), anticipazioni di prossime indagini da parte della SEC (Securities and Exchange Commission) e dichiarazioni di cautela verso il settore da parte di grandi banche.

Andiamo per ordine: nel nostro post pubblicato “a caldo” il 9 maggio, abbiamo ipotizzato uno scenario riguardante l’evoluzione della tempesta e i danni che potrà causare al settore P2P nei prossimi mesi. Alcune di queste previsioni si stanno materializzando subito. Di seguito le riportiamo di nuovo associandole alle notizie delle ultime ore.

I grandi investitori/prestatori sulle piattaforme diventeranno più cauti”

Abbiamo appreso che l’investitore a cui Lending Club aveva venduto un pacchetto di 22 milioni di dollari di prestiti con informazioni inesatte sarebbe la banca d’investimento Jefferies. Secondo le indiscrezioni di stampa, non smentite, la banca stava lavorando alla securitizzazione e collocamento presso investitori istituzionali di un pacchetto da 150 milioni di dollari di prestiti originati da Lending Club.

Jefferies avrebbe deciso a questo punto di ritardare il collocamento, in attesa di rivalutare la situazione. Secondo il Wall Street Journal anche Goldman Sachs, che aveva pianificato di “impacchettare” alcuni prestiti di Lending Club in una emissione obbligazionaria da collocare presso i propri clienti, ha deciso di soprassedere.

In una classica relazione causa/effetto, la forte dipendenza dagli investitori istituzionali (banche, assicurazioni, hedge funds, etc.) della gran parte delle piattaforme US si rifletterà in un marcato rallentamento della crescita dei loro nuovi prestiti nei prossimi mesi. L’evidenza di questa previsione pensiamo non tarderà molto a manifestarsi.

Il regolatore - che aveva adottato una politica di “laissez faire” nella fase iniziale di sviluppo – si sentirà chiamato in causa e comincerà a “regolare” con più attenzione”

Il Wall Street Journal ha riportato che la SEC avrebbe iniziato ad investigare la mancata segnalazione da parte di Laplanche di un suo interesse economico in un fondo specializzato in cui Lending Club stava valutando di investire.

Ci sono ormai svariati fondi specializzati nell’investire in prestiti originati da piattaforme P2P (per saperne di più clicca qui). Fin qui niente di male. L’aspetto potenzialmente più inquietante della vicenda sarebbe l’evidenza che Lending Club di fatto “finanziava” almeno uno di questi fondi, sperabilmente solo uno...

Vendere dei prestiti ad un fondo e contemporaneamente investire nel fondo stesso sa molto poco di Fintech e molto più di vecchia finanza, richiamando alla mente termini come “Ponzi scheme” o “back to back”.

Questa vicenda va seguita con attenzione per capire se si tratta di un caso isolato a Lending Club o se la “pratica” sia diffusa anche in altre piattaforme in US. Nel secondo caso il danno reputazionale sarebbe ovviamente rilevante.


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