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La parola a Daniele Loro, CEO di Prestiamoci

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Chi meglio di chi lavora e coordina giornalmente gli sforzi del team di una piattaforma di P2P Lending può rispondere ai quesiti sollevati dai suoi clienti?
Nessuno! Ecco perché nei giorni scorsi abbiamo intervistato Daniele Loro, CEO di Prestiamoci.

- Dopo aver letto le interviste e i commenti dei vostri clienti qual è stata la vostra prima impressione?

DL: Abbiamo letto con grandissima attenzione le interviste, sono i commenti dei nostri clienti e ci indicano la strada verso cui andare. Ogni nostra attività, le scelte e le priorità hanno l’obiettivo di fornire ai clienti finali un migliore servizio.
Il P2P Lending, attraverso la soddisfazione di un bisogno del richiedente, mette a disposizione un prodotto molto interessante per il risparmiatore.
Noi pensiamo che sia necessario preoccuparsi, in primo luogo, di essere molto competitivi dal lato dei richiedenti offrendo un prodotto diverso: veloce, semplice, trasparente e conveniente.

- Per venire ai commenti dei vostri richiedenti: è stata apprezzata la professionalità e l’efficienza. Ci fate capire nel dettaglio come gestite operativamente le richieste che arrivano sulla piattaforma?

DL: Ci fa molto piacere! Ogni giorno cerchiamo di migliorare il servizio puntando sulla professionalità, sull’efficienza, sulla trasparenza e la velocità.
Il nostro attuale processo di domanda ed erogazione del finanziamento è stato progressivamente studiato ed affinato per renderlo il più semplice possibile:
▪ non appena completata la richiesta di finanziamento online, richiedenti ricevono una risposta in tempo reale. Nel caso di approvazione della domanda viene comunicata l’offerta e il tasso a cui verrà erogato il prestito. Nel caso di rifiuto la comunicazione è altrettanto tempestiva.
▪ Contestualmente all’approvazione al cliente viene messa a disposizione un’area personale per il caricamento (“upload”) informatico dei suoi documenti. Questa modalità, introdotta recentemente, semplifica ulteriormente il processo per il cliente che, in ogni caso, può in alternativa utilizzare modalità offline come l’invio tramite mail o posta.
▪ Tutti i richiedenti approvati vengono chiamati entro 24 ore dall’iscrizione per una welcome call, nella quale spieghiamo come funziona Prestiamoci e se necessario forniamo assistenza nella predisposizione della documentazione.
Insomma il cliente può arrivare fino all’erogazione del prestito stando comodamente seduto sul divano di casa sua.

- Facevi riferimento alla trasparenza: in questo processo dove siete trasparenti e cosa vi differenzia?

DL: Abbiamo appena introdotto un nuovo strumento, il simulatore, che a nostro avviso aumenterà in modo considerevole la comprensione del nostro prodotto e la presa di coscienza del fatto che il costo di ogni prestito è strettamente correlato alle caratteristiche del richiedente e alla sua capacità di rimborso.
Con il simulatore il cliente può calcolare in modo preciso il costo totale del prestito richiesto al variare del suo merito di credito. A tale cifra non si aggiungono, nemmeno in forma non obbligatoria, altri costi come assicurazioni o importi nascosti per esempio per una chiusura anticipata.
Sappiamo che per il mercato italiano è una novità, ma noi ci teniamo a far capire al cliente che il nostro sistema valuta ogni richiesta in modo personalizzato. Ognuno ha il proprio “tasso”. Noi di Prestiamoci valutiamo in modo indipendente ogni richiesta. Con il nostro simulatore, l’utente può iniziare a familiarizzare con un criterio di erogazione meritocratico, in cui attraverso una autovalutazione del proprio merito di credito ha evidenza di diverse tipologie di offerta.

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- Quindi ci state dicendo che usate un meccanismo di “tasso su misura”?


DL: Corretto! Noi cerchiamo di comunicare questo sistema, molto in uso nei paesi anglosassoni, in cui ognuno è consapevole del proprio merito di credito. Non veicoliamo messaggi con rate basse, “bassotte”, piuttosto che di presunti tassi zero.

- Ma come si rivela questo approccio in un mercato competitivo come quello dei prestiti personali?

DL: Per le categorie di merito migliori la nostra offerta è la più competitiva in assoluto sul mercato. Se osserviamo l’offerta in base alle finalità poi, vi sono alcune categorie su cui per vocazione vogliamo essere presenti in modo competitivo: i bisogni della famiglia, il finanziamento degli studi, la ristrutturazione di immobili, gli impianti solari e l’acquisto di mobilia.
Per quanto riguarda le classi di merito intermedie e più basse della nostra offerta, osserviamo che sono comunque posizionate su TAEG (tasso annuo effettivo globale) allineati alla media di mercato. Siamo convinti tuttavia che la nostra offerta sia più competitiva rispetto alla media di mercato se si tiene conto che su queste classi la concorrenza generalmente abbina altri prodotti, quasi sempre l’assicurazione credit protection, che risulta del tutto inutile per il cliente finale. Purtroppo però il consumatore tende a confrontare i prodotti in modo non omogeneo considerando l’assicurazione come un valore aggiunto quando invece è esclusivamente una diversa modalità di incrementare il tasso, e dunque le commissioni, da parte del venditore.

- Quindi se doveste fare un identikit del vostro richiedente...

DL: Il nostro "richiedente tipo" è un cliente consapevole, in grado di individuare la sua rata sostenibile, attento al servizio e generalmente diffidente verso sistemi che ti pressano nella scelta e abbinano altri prodotti a quello richiesto. Gli piace l’idea di valutare con calma (dal divano di casa sua) quello che sta facendo e, non ultimo, prova una certa soddisfazione nel momento in cui è consapevole che il costo che sostiene possa andare a beneficio di altre persone e non a rimpinguare i conti di banche e finanziarie.
Per questo l’obiettivo è anche quello di far diventare la comunità di Prestiamoci un punto di riferimento per illustrare i progetti dei richiedenti, dando sempre maggiore peso alla voglia di condividere che è alla base della filosofia P2P.
I nostri clienti che hanno queste caratteristiche vengono quindi seguiti con programmi di affiliazione. In chiusura del prestito tutti i clienti che si sono dimostrati affidabili vengono contattati con la speranza di riaverli a bordo quando ne avranno bisogno e, in taluni casi, anche in una diversa veste: da richiedenti a prestatori!

- Passiamo ai prestatori: ci puoi fornire intanto qualche indicazione in merito al profilo del cliente tipo che attira la vostra piattaforma?

DL: Il nostro “prestatore tipo” è un soggetto evoluto che conosce alcune regole basilari dell’attività di investimento quali diversificazione, volatilità e rapporto rischio/rendimento. In modo speculare al cliente richiedente, il prestatore è consapevole che il sistema distributivo dei prodotti finanziari spesso nasconde costi non facilmente identificabili.
C’è una forte attenzione al rendimento ma anche la consapevolezza che laddove ci sono potenzialmente rendimenti elevati ci si deve aspettare rischi elevati.
Il primo punto della nostra strategia sui prestatori, come già detto sopra, parte dalla qualità del lavoro di selezione sui richiedenti: occorre tenere sotto stretto controllo la gestione del rischio.
Tutto il sistema P2P si regge nella misura in cui si riescono a generare rendimenti stabili e interessanti per i prestatori. Di questo siamo profondamente convinti, non esiste nessun’altra strategia. Per i nuovi entranti e i piccoli operatori di mercato è un percorso da seguire con molta cautela.
Siamo convinti di avere lavorato con serietà e di essere sulla buona strada. Il nostro portafoglio sta continuando a migliorare, in modo progressivo. Questo ci costa molto lavoro e qualche volta abbiamo poca offerta sul marketplace, come lamentano alcuni prestatori, ma è perché siamo convinti che il requisito irrinunciabile sia erogare bene.  Sappiamo che talvolta siamo stati lenti nell’impiegare; oggi però stiamo incrementando i volumi e abbiamo avviato un piano di sviluppo molto solido e quindi ci sarà una maggiore velocità di impiego, anche nel giro di breve tempo.
Quello che non faremo mai è accettare prestiti rischiosi per aumentare la velocità di impiego. Questo sarebbe un suicidio.

- Un prestatore si è lamentato dell’assenza di un fondo (o altri sistemi) di garanzia: qual è la vostra posizione?

DL: La proposta è interessante e l’abbiamo studiata fin da quando è stata introdotta da alcuni operatori all’estero. Si tratta di “trattenere” una parte del rendimento a copertura dei default.
Il meccanismo è sicuramente “rassicurante”, ma non pensiamo che di fatto rappresenti un vantaggio per il prestatore, anzi ci pare che abbia diversi aspetti di opacità. In particolate, studiato a fondo il tema, siamo giunti alla conclusione che costruire un fondo accantonamento:
● è un sistema poco trasparente
● ha delle implicazioni fiscali non positive.

In particolare il fondo può essere utilizzato per riallocare le perdite di portafoglio su soggetti cui non competono e che potrebbero non esserne consapevoli. Si presta per esempio ad essere utilizzato per "spostare nel tempo” le perdite utilizzando gli accantonamenti relativi all’erogato di oggi per coprire i problemi del portafoglio già in essere. Nel caso poi in cui il fondo sia eccedente, a chi appartiene l’eccedenza? 
Se invece i default dovessero eccedere il fondo, tale eccedenza viene comunque addebitata al prestatore. Si tratta di una copertura che non ha nulla di assicurativo.

Approfondendo poi gli aspetti fiscali ci chiediamo se gli accantonamenti al fondo siano deducibili dall’imponibile. Non ci pare che l’accantonamento al fondo sia deducibile, a meno che si tratti di perdite conclamate.
In sintesi, noi pensiamo che l’obiettivo che del fondo debba essere perseguito migliorando la qualità dell’erogato, giorno per giorno. 

- Hai accennato alla deducibilità del fondo: sul tema della fiscalità sollevato dai prestatori intervistati cosa puoi dirci?

DL: Il tema della tassazione è un tema complesso dove al momento non possiamo far altro che prendere atto della legislazione vigente che non affronta un tema così innovativo.
C’è stata una proposta interessante di tassazione forfettaria al 10% come ritenuta a titolo definitivo alla fonte con il progetto sulla sharing economy.
Se guardiamo all’estero, soprattutto ai paesi anglosassoni, sempre all’avanguardia, il sistema di tassazione forfettaria alla fonte è già stato adottato.
Secondo noi si dovrebbe prendere coscienza del fatto che i prestiti peer-to-peer sono sostanzialmente prodotti di investimento e dovrebbero essere tassati in modo uniforme agli altri prodotti finanziari, con ritenuta a titolo definitivo, sui guadagni in conto capitale conseguiti. Oltretutto crediamo sia una soluzione vantaggiosa anche per l’amministrazione finanziaria.


- Ultimo punto: vi vien chiesto di realizzare “meccanismi di uscita accelerata”, come rispondete?

DL: Sì certo, quello che si definisce “mercato secondario”. Lo stiamo realizzando e sarà attivo entro la prima metà dell’anno.
Va precisato, anche per non creare false percezioni nei prestatori, che la durata media degli investimenti, con il fatto che il rimborso inizia del mese successivo all’impiego, è pari a circa la metà del periodo di ammortamento di un prestito. Quindi, sulla durata media del nostro portafoglio - circa 48 mesi oggi - si ha una durata finanziaria di poco superiore a 24 mesi.


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